RADIOSERVICING BLOG

Blog del laboratorio radiotecnico e scorci di quotidianità

Riproduzione delle manopole, la mia esperienza

Fino a qualche anno fa era molto facile vedere delle radio esposte con manopole non originali, in molti si accontentavano di avere un set uniforme anche se incongruente con il modello. Oggi la situazione è molto cambiata, si vedono radio con manopole mancanti oppure rotte ma quasi mai con set completi che nulla hanno a che fare con la radio.

Una delle principali cause di questo fenomeno è il pubblico. Complice una certa crisi del settore, acquirenti e critici non hanno perso tempo a imparare a memoria la frase ‘..eh, ma non ha le manopole originali..’ per tirare il prezzo, fregandosene della difficoltà di trovare fragili pezzi dal disegno corretto e del problema di dover a volte comprare per la seconda volta la stessa radio per il recupero delle parti. Casualmente, quasi nessuna critica viene esposta quando una radio ha una di tre manopole fracassata.. il mondo è bello perchè è vario..

Tempo fa erano disponibili sul mercato le ottime repliche di Tino Abbondanti che ormai da molto ha cessato la disponibilità. Alcuni ‘riproduttori’ (passatemi il termine) improvvisati hanno intravveduto il business (un set da 4 manopole Marelli Alcor da Abbondanti costava ben 35 euro nel 2006) e hanno tentato l’entrata nel mercato alle principali fiere del settore con qualche modello. Tuttavia, alcune manopole sono riproducibili solo con una buona dose di esperienza e quindi i modelli in vendita sono per lo più relativi a manopole dal design piuttosto regolare e poco complesso.

E’ però oggi possibile tentare di mettere in atto l’arte dell’arrangiarsi, il web è protagonista di questa esperienza grazie all’impegno e alla disponibilità di qualcuno nel condividere le proprie tecniche a beneficio della comunità radiotecnica.

Non starò a scrivere un articolo su un argomento già egregiamente trattato da altri, mi limiterò a condividere la mia esperienza e i risultati da me ottenuti. Per quanto mi riguarda, i metodi meglio descritti sia in termini di tecnica che di immagini sono quelli che potete leggere sul sito di Leonardo Mureddu LE RADIO DI SOPHIE e il metodo che trovate sul sito di Jogis in Germania (in tedesco, traducibile in inglese tramite Yahoo Babelfish).

Esiste inoltre un’altro metodo che ritengo poco pratico, ovvero quello di usare la polvere per le impronte che usavano i dentisti che però crea stampi rigidi e poco validi per le manopole con estensioni o design irregolari e che pertanto evito proprio di trattare.

Direi che il metodo di Leonardo e quello di Jogis sono molto simili ma la loro diversa esecuzione merita particolare attenzione perchè ognuna di esse trova sicura applicazione a seconda del tipo di manopola in questione. E’ bene precisare che mentre Leonardo utilizza prodotti Prochima, Jogis usa un gel siliconico che è lo step moderno della polvere in pasta che veniva usata dai dentisti. Questa non è una differenza da poco perchè l’effetto che si ottiene è diverso, al punto da dover rendere obbligatoria una diversa esecuzione della procedura. Entrerò nel dettaglio in base alle mie esperienze, da considerarsi un riassunto da novizio di questa tecnica e per tale motivo spero utile per chi vuole tentare la riproduzione delle manopole.

Partirei con l’analizzare il metodo di Leonardo; i vantaggi della tecnica descritta sono:

  • Uso di prodotti di comune utilizzo per il modellismo, dal prezzo contenuto e di buona qualità;
  • Descrizione completa e particolareggiata, DEVE essere seguita passo passo per il raggiungimento del risultato perchè è corretta, in pratica è difficile sbagliare se si segue correttamente la procedura così come è descritta;

Gli svantaggi:

  • Prodotto molto commerciale che necessita di una buona dose di esperienza prima di ottenere un risultato ottimo;
  • La tecnica descrive la linea di principio, che, sebbene corretta, tralascia diversi particolari degni di nota.

La tecnica di Jogis, brevemente, è valida a tutti gli effetti, non fosse per la difficile reperibilità del gel al silicone. Il grosso vantaggio dell’uso di una sostanza professionale è quello della facilità nell’ottenere risultati ottimali in minor tempo. Jogis però, con le fotografie esposte, spiega molto bene diversi metodi di utilizzo che trovano applicazione non solo nella riparazione di manopole rotte ma anche nella produzione di manopole con fissaggio a gambo dietro al fungo di testa.

La mia esperienza sta a metà tra le due. Sono partito con la descrizione di Leonardo come teoria di base ma la prima difficoltà che mi sono posto era quella delle manopole con fissaggio a gambo. Leonardo mostra una riproduzione del solo fungo, il gambo viene fatto passare nel foro sul fondo del bicchiere e il fungo incollato alla base. Il risultato è limitato al fungo, pregiudicando l’effettiva necessità della manopola. E’ a questo punto che Jogis viene in aiuto: la tecnica è quella di immergere completamente la manopola nella gomma da stampo, una volta pronto si pratica un taglio verticale sufficiente a far sgusciare la manopola dalla gomma e praticare con la forbice o un cutter un’apertura tale da consentire il riempimento con la resina. L’unica difficoltà è quella di inventarsi il metodo di mantere appesa la manopola, ma non è così difficile come sembra, il problema si è dimostrato un altro. Jogis usa il gel siliconico, io usavo i Prochima, e quì si è subito vista la differenza. Usando la tecnica di Jogis ho immerso la manopola a testa in giù nella gomma. In questa posizione il gel non crea bolle d’aria durante il processo, la Prochima si. Ho quindi ottenuto uno stampo con microbolle di aria che inevitabilmente creava una manopola ‘butterata’. Da questo risultato ho dedotto che, con i prodotti Prochima, la tecnica migliore per una superficie perfetta era quella di Leonardo, ovvero con il fungo rivolto verso l’alto in modo che l’aria potesse completamente fuoriuscire dalla gomma da stampo. Il problema era quello del gambo. Ho risolto in questo modo: ho tagliato l’albero di un potenziometro difettoso (non si butta mai niente) per qualche cm e l’ho fissato nella manopola. All’estremità opposta ho messo, proprio al principio, un’anello di fissaggio di una manopola rotta di dimensione (spessore) tale che potesse tenere il tutto in piedi a mò di basamento. Quindi, con la manopola rivolta verso l’alto, ho appoggiato il tutto in piedi, sul fondo di un bicchierino, con l’anello di fissaggio appoggiato al fondo a supportare il resto. Nota: il pezzo di alberino deve essere relativamente corto altrimenti si sbilancia il tutto con il risultato che la manopola potrebbe cadere e appoggiarsi al bicchierino di lato rendendo inutile il nostro lavoro. Ho quindi proceduto con la colata per lo stampo. A vulcanizzazione avvenuta ho tagliato dal lato dell’anello verso la manopola, in profondità, fino a sentire con il cutter la manopola, ho tagliato la parte dell’alberino e così ho ottenuto di poter far sgusciare la manopola fuori con facilità e una discreta apertura per il riempimento. Sarà sufficiente reinserire lo stampo nel bicchiere per mantenere la figura chiusa quando dovremo colare la resina, al massimo otterremo quella tipica bavetta da stampo, sottile sottile, ma la manopola sarà però completa del gambo, da forare e completare con un anello di fissaggio recuperato da altre manopole/vittime.

La tecnica di Jogis quindi è ottima anche per le manopole più complicate, tuttavia, l’immersione a testa in giù nella gomma Prochima può dare luogo a bolle di aria nello stampo che il metodo di Leonardo non crea per nulla. Un bellissimo esempio di come la condivisione di esperienze da luogo al miglioramento delle tecniche personali.

Aggiungo una serie di note basate sui miei errori e alcune constatazioni che spero utili.

La colorazione della resina

I coloranti per il legno (NON i mordenti) sono il metodo più economico rispetto ai coloranti per resine da modellismo, tuttavia sono molto poco gestibili e il range di utilizzo in termini di quantità per la determinazione del colore è molto limitato; è necessario quindi un certo lavoro di precisione, consiglio l’uso di una siringa da 2.5 per il dosaggio dei colori. Il problema da me riscontrato è che utilizzando una quantità maggiore del 5% del peso della resina si compromette la catalizzazione. Ad esempio, una manopola che necessita di 12gr di resina non deve essere trattata (colorata) con più di 0.5-0.6 cc pena il rischio di sbattere via tutto e tribolare un quarto d’ora per pulire lo stampo. Ovviamente 0.6cc sono difficili da gestire quando bisogna utilizzare una miscela di colore. Ho visto che una buona partenza si ottiene, sempre con un riferimento di 12gr di resina, con 0.3 di ciliegio e 0.3 di noce antico (quello scuro). Farei notare che il noce chiaro serve a poco ed è rischioso, meglio utilizzare poco noce scuro che non tanto noce chiaro da compromettere la catalizzazione. La correzione del tono di colore verso lo scuro la si può fare anche dosando del nero, l’importante è evitare di oltrepassare la quantità limite.

Altro problema nella colorazione è che la resina catalizzando schiarisce la tinta, quella che in fase di mescolamento sembrava un liquido nerastro può rivelarsi una massa marroncina alla termine del processo. Consiglio, nei vari esperimenti, di abbondare leggermente con la resina, se ne servono 12 grammi preparatene 16, quel che resta lasciatelo nel bicchierino di mescita, una volta catalizzato lo staccate dal bicchiere; otterrete una specie di dischetto, nel lato più brutto/rugoso mettere una piccola etichetta con le dosi resina/colore-i utilizzate, in futuro tornerà utile per ottenere quel tal colore. Io mi sono creato un dischetto anche con la resina senza colorante così da poterlo confrontare con la plastica bianca o con l’urea dei frontali.

Per quanto riguarda Prochima, seguendo i passi di Leonardo noterete che la sostanza A deve essere colorata PRIMA che venga aggiunta la B. Ho visto che è necessario far si che il colorante sia ben miscelato. In particolar modo con le tinte scure, è facile restare ingannati dal colore in superficie mentre sul fondo non è per niente miscelato. Mischiate bene e per un bel po di tempo, poi lasciate riposare un paio di minuti prima di procedere con la B, aiuterete eventuali bolle d’aria a risalire prima che se ne aggiungano altre create dalla reazione chimica della catalizzazione.

La colata nello stampo

La catalizzazione non è del tutto uniforme, a volte parte dal fondo, a volte dal fianco. Ecco, avete sicuramente sbagliato. Il problema è che anche dopo aver versato la sostanza B dovete miscelare bene, le due sostanze non legano così bene se non vengono aiutate, ma attenzione, se iniziate a sentire che la sostanza si scalda allora la catalizzazione è già partita e state rischiando di buttare via la resina prima che essa entri nello stampo; è questione di ‘mano’ la tempistica l’acquisirete con la tecnica e la pratica, ..e qualche manopola molliccia buttata..

Se la colata non si solidifica al termine della ‘vampata di calore’ del processo chimico potete benissimo buttare via tutto il contenuto dello stampo e ricominciare da capo, in questi casi si ottiene una schifezza anche dopo una settimana di attesa. Ciò può accadere se avete sbagliato le dosi dei componenti o avete esagerato con il colorante. Ho notato inoltre che ciò può accadere se un oggetto precedentemente usato con la resina, anche molto tempo prima, entra in contatto con quella in colata, come ad esempio un cacciavite usato precedentemente per la mescita o una bavetta di resina.

Quando la catalizzazione ha inizio, noterete che delle microbolle salgono in superficie. Se lo stampo è ben fatto e pulito le bolle scorrono bene e risalgono, altrimenti restano bloccate e vi regaleranno delle manopole affette da varicella. Se sbagliate qualcosa e la catalizzazione non dovesse funzionare, dovrete pulire lo stampo; pulire lo stampo con uno straccio può segnarlo e a volte l’uso di acqua non basta, ho notato che nei casi difficili una colata persa diventa di grande aiuto, non serve colorarla, ma una colata di sostanza ben calibrata vi donerà una manopola neutra che si è presa tutto lo sporco e i residui, non utilizzatela se ai bordi risulta molle e non perfettamente indurita.

Note finali

La riproduzione delle manopole dà molta soddisfazione ma a volte regala qualche delusione. E’ tuttavia una tecnica economica che, se non va a buon fine, al 99% dei casi è dovuta a nostri errori, vale la pena perfezionarsi in questa tecnica che altro non fa che allargare la rosa dei benefici del restauro e ad incrementare la professionalità del restauratore. L’investimento iniziale è abbastanza contenuto, il kit di base che consiglio si compone di quanto segue:

  • Bicchierini di plastica per macchine da caffè, si trovano in confezioni da 100 al supermercato, sono taglio piccolo, economici e molto pratici;
  • Starter kit Prochima ordinabile direttamente dal sito Prochima o dai negozi di modellismo on line, gomma da stampo, resina bicomponente e induritori inclusi costano in tutto meno di 50 euro (per un totale teorico di almeno 50 manopole di medie dimensioni);
  • Procuratevi oltre alle siringhe, una bilancina digitale di quelle che vendono gli ambulanti Polacchi, costano intorno ai 15 euro, non spendete oltre, la sporcherete spesso. Mi sono trovato molto meglio a pesare che non a calcolare, oltretutto, queste bilancine, hanno l’azzeramento della tara, molto pratico.
  • Colori per legno, li trovate nei supermercati vicino ai mordenti e ai materiali per il restauro, questi sono forse i materiali più costosi, in proporzione a stampo e resina; Bizzarrìe a parte, credo che le tinte ‘obbligatorie’ siano noce scuro, ciliegio e nero. Se mirate alla bachelite rossa tipo Tesla Talisman allora prendete anche il rosso.

In seguito cercherò di trovare un modo veloce e pratico per praticare la foratura ‘al centro’ per l’anello di fissaggio, al momento ancora troppo laboriosa per cercare il centro perfetto.

Ogni commento è ben gradito ed eventuali domande sono, ovviamente, benvenute; per concludere, alcune immagini dei risultati ottenuti.

Questo è uno dei risultati decenti, le imperfezioni o granulature sono visibili solo ingrandendo e usando il flash, dal vivo sono quasi del tutto impercettibili.

Ben visibili le bolle d'aria. Sembrano dovute alla resina, il colpevole è invece lo stampo.

Uno stampo buono, le imperfezioni sono davvero quasi inesistenti e quelle che ci sono erano quelle sull'originale! Questo stampo è stato fatto col metodo descritto da Leonardo Mureddu con la testa della manopola originale rivolta verso l'alto.

Ecco le bolle d'aria maledette! Questo stampo è stato fatto col metodo di Jogis, sicuramente nel gel da dentisti l'aria non si ferma..

Colata nel quale è rimasta una bolla d'aria. Usando il sistema di Mureddu non sarebbe successo perchè la manopola sarebbe stata incollata al fondo del recipiente (bicchiere) per lo stampo, avendola io tenuta staccata dal fondo, ho fatto si che lo stampo potesse riprodurre fedelmente anche circa3 mm dell'interno manopola; il bordo che si crea, però, cerca di trattenere aria che va fatta fuoriuscire appena finita la colata; in questo caso ho sbagliato evidentemente la quantità di mescola e non ho fatto a tempo a far uscire l'aria che ha iniziato a catalizzare...

Colata neutra per pulire lo stampo. Quando si sbagliano le dosi della bicomponente (e ahimè non è così difficile sbagliare...) invece che indurirsi presto può capitare che non indurisca affatto e rimanga della resina semiliquida e appiccicosa nelle fessure dello stampo. Invece di insistere a pulire direttamente lo stampo col rischio di rovinarlo, si può fare una colata neutra. Si ottiene un pomello che come nella foto è sporco ma la resina vecchia, 'presa' dalla nuova, si è indurita insieme e ha rispettato comunque lo stampo. Questi pomelli possono poi essere comunque utilizzati se fatti bene, è sufficiente verniciarli. Farli colorando la resina invece che neutra non serve, la differenza si vede comunque, anche fossero neri..

Queta immagine mostra il prodotto di una esagerata dose percentuale di colorante. Le parti scure ancora adesso non sono catalizzate e il tutto ha una consistenza un po molliccia. Le bolle sono il frutto di uno stampo pessimo. Ho scoperto, inoltre, che la soglia percentuale massima di colorante varia a seconda delle tinte. Nel mio caso il 'ciliegio' si è dimostrato molto carogna insieme al nero, meno burbero è invece il noce.

Gli avanzi di colata. Questi dischetti tornano utili come 'pantoni', a patto di ricordarsi di scriverne la composizione, altrimenti è impossibile ottenere un colore simile.


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Maggio 29th, 2009 Posted by Il Capo | Attualità | no comments

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